5 luoghi da visitare a Lecco e dintorni: il mio viaggio

In questo articolo ti racconterò il mio viaggio a Lecco: in particolare ti racconterò dei 5 luoghi da visitare in città e dintorni per vivere un’esperienza autentica ed emozionante.

Sei pronto? Iniziamo subito con una domanda!

Qual è la cosa che più cerchi quando vivi un viaggio?

Quale tipo di esperienza o di sensazione vuoi vivere di più?

Ti dico la verità: in questo mio viaggio sono andata un po’ alla cieca.

Sì, insomma: sapevo cosa avrei visto e cosa avrei fatto, ma non sapevo cosa avrei vissuto.

Com’è possibile? Hai visitato posti che conosci come le tue tasche!!!

Già. Quante volte ho girato per Lecco? Migliaia!

Quando andavo a scuola, dal dentista, quando ci facevo le passeggiate romantiche, quando scorrazzavo da un negozio all’altro con la schiena spezzata dalle borse piene di acquisti…

E poi quando andavo al mercato, quando ho ritirato la sedia a rotelle per andare in gita ad Atene con il ginocchio rotto (si, ho fatto anche questo!) e quando ho scelto le fedi nuziali.

Il percorso era più o meno sempre quello: Centro Meridiane, stradina sotto il ponte ferroviario, scuola, centro, lungolago e ritorno.

Capirai che questa è solo una parte di Lecco!

E che un conto è passarci quando hai una cartella piena di libri sulle spalle, col pensiero all’interrogazione.

Un conto è passarci per piacere, mentre vivi un viaggio.

Cosa ho vissuto in questo viaggio

Beh, insomma.

Voglio raccontarti questo viaggio facendo delle pennellate di ciò che ho vissuto.

In generale ho vissuto quattro giorni da lecchese DOC!

Sì, sono soddisfatta perchè sono riuscita a fare la cosa a cui tengo di più: assaporare la vita autentica del posto.

Il viaggio è proprio l’esperienza per eccellenza che ti permette di uscire da te stesso per vivere momentaneamente qualcosa di diverso.

Per farlo, dobbiamo lasciare la routine, le nostre abitudini e provare a sperimentare qualcosa di nuovo.

Cosa fare a Lecco per viverla profondamente?

Da vera abitante della città, mi sono goduta dei momenti di autentico relax e piacere, senza farmi mancare la cultura e la bellezza.

I luoghi da visitare che ti propongo mi hanno comunicato la stessa sensazione: tranquillità!

La tranquillità di una passeggiata in centro o su una pista ciclabile a Pescarenico.

Il totale relax alle terme.

Un pranzo sul lago in un sabato mattina assolato.

Il silenzio assordante a quasi 96 metri di altezza, pur essendo nel centro della città: sul famoso Matitone!

Vedere Lecco dall’alto: il Campanile di San Nicolò

Una delle cose da fare a Lecco è sicuramente salire sul campanile della Basilica di San Nicolò.

Non sai quante volte ho pensato di andarci ed ho sempre rimandato!

Bene, per questo mio primo viaggio ho pensato che se volevo vedere Lecco da un punto di vista diverso dovevo fare qualcosa di eccezionale.

Come avviene la visita

E si può quasi dire che la visita al Campanile di Lecco sia una cosa eccezionale: non è sempre possibile effettuarla.

L’iniziativa è nata qualche anno fa ed è proposta da dei volontari che mediamente una volta al mese consentono al pubblico di godere di questa occasione.

Ti piacerebbe vivere questa esperienza?

Tieni controllata la pagina Facebook: una Domenica al mese sarà possibile iscriversi scegliendo l’orario preferito.

La visita è ad offerta libera e si svolge con l’accompagnamento di una guida, che spiega la storia e le curiosità di questo che è uno dei luoghi da visitare per eccellenza a Lecco.

La storia del Campanile di Lecco

Non hai idea di quanto possa essere complicato raccontare anni e anni di storia mentre si salgono 380 gradini!

Eppure la nostra guida è stata eccellente ed ha saputo incuriosirci senza appesantire ulteriormente la salita.

Dai, ti devo raccontare per forza qualcosa!

Pensa che, proprio all’inizio della visita, invece di salire siamo scesi sottoterra!

 

Dal Medioevo al progetto

Sì, sembra un paradosso, ma la spiegazione è molto semplice: abbiamo visto quella che era la base della torre medievale su cui è stato costruito il campanile.

La torre faceva parte della fortificazione che circondava Lecco: puoi vederne i resti vicino alla stazione ferroviaria e anche il ponte Azzone Visconti, che ne è parte inegrante.

Quando alla fine del ‘700 Lecco iniziò a crescere e smise di essere una fortificazione militare, la popolazione aumentò e ci fu la necessità di costruire una chiesa molto più grande.

Nacque così la basilica di San Nicolò.

Peccato che il campanile fosse minuscolo rispetto alla nuova Basilica.

Pensa che è visibile ancora oggi, ma non lo avevo mai notato perchè è completamente inglobato nella costruzione.

 

Bene, nel 1862 si iniziò a pensare alla costruzione di un campanile: doveva essere gigantesco e artisticamente perfetto.

Ti risparmio tutta la storia sui progetti e le varie discussioni.

Voglio solo raccontarti una cosa perchè io penso sempre a questi particolari: ma come hanno fatto a portare il materiale fino a Lecco?

Pensa che il materiale per la muratura è arrivato da Moltrasio, cioè dal ramo comasco del lago, a bordo dei “comolli”, che erano delle barche a vela.

Si affittano sedie!

Insomma, come spesso capita, ad un certo punto erano finiti i soldi.

Ma i lecchesi non si sono mica dati per vinti!

Se ne sono inventate di tutti i colori pur di avere i fondi per terminare il loro campanile.

Sono arrivati addirittura ad affittare le sedie in chiesa: se volevi sederti durante le celebrazioni, dovevi pagare una quota, che poi veniva destinata ai lavori!

E così, dopo lotterie, raccolte fondi, sedie affittate e tante tante offerte, i lecchesi hanno potuto spacchettare il campanile nel 1904.

Uno dei campanili più alti d’Italia: ben 96 metri di altezza!

Il nuovo concerto di campane

Peccato che fosse muto!

Le campane ancora non c’erano: occorreva un ultimo sforzo!

Hanno preso le campane del vecchio campanile e le hanno fuse per averne delle nuove.

Ma ci pensi?!

Hanno portato fin lassù quasi 9 tonnellate di campane! La più grande da sola pesa 2700 chili!

Ti lascio una foto dell’interno della torre così ti fai un’idea.

 

L’emozione

La zona in cui si trovano le campane è il primo punto in cui sbuchi dall’interno del campanile e ti affacci sulla città.

Se il pensiero di tutti quei gradini ti preoccupa, dammi retta: ne vale la pena!

Quando ci sono salita io, le giornate erano ancora corte e pur essendo partiti alle 15.30, quando siamo arrivati lì il sole iniziava già a tramontare.

Cosa te lo dico a fare??

È stato bellissimo!

Le campane mi hanno proprio colpito ( non nel vero senso della parola eh!?): continuavo ad ammirarle affascinata, chiedendomi come facessero a stare su e soprattutto a non staccarsi quando suonano.

Sì, sono domande stupide.

Comunque: qui è arrivato il pezzo che mi ha messo più a dura prova.

La scala a pioli.

Mentre per salire l’interno della torre c’è una scala a chiocciola, stretta, a volte ripida, a tratti di sasso e ad altri di ferro, ma comunque poco impegnativa, per fare l’ultimissimo sforzo c’è una scala a pioli.

Beh, ti giuro che mentre la salivo mi sono chiesta: “ma perchè cavolo mi metto sempre in testa di fare certe cose?!”.

Però ce l’ho fatta, anzi: me la sono cavata anche bene.

E una volta arrivati sull’ultima terrazza non avremmo più voluto scendere ( e non per via della scala a pioli!).

Ho visto Lecco come non l’avevo mai vista: bella, grande ma non troppo, appollaiata tra le montagne ed il lago.

Una delle città più belle da visitare in Italia, per posizione e cultura!

Dove andare a Lecco per scoprirne la storia: il lungolago

Il secondo dei luoghi da visitare che ho scelto per il mio viaggio è il più scontato: il lungolago.

Eppure, per la prima volta, l’ho vissuto come una vera lecchese e questo mi è piaciuto davvero tanto.

Non puoi vedere Lecco senza passeggiare sul lungolago

Parliamoci chiaro: non è che prima di partire ho fatto uno studio in laboratorio sulle abitudini dei lecchesi o altro.

Però ho proprio vissuto la sensazione di essermi calata in un momento di vita cittadina.

Era una tiepida mattina di sole.

Per le strade del centro c’erano diverse persone che iniziavano ad accomodarsi per un aperitivo.

La scuola non era ancora finita, perciò le vie non erano ancora affollate di studenti.

Alcune signore passavano in bicicletta con il pane nella cesta oppure con un barboncino.

Qualcuno leggeva il giornale su delle panchine prima di rientrare per il pranzo.

Sulla strada passavano diverse macchine decapottabili con turisti che ammiravano il lago.

I cigni arrivavano curiosi per intercettare dei pezzetti di pane.

Non è forse un bel quadro cittadino?

Dove ero io?

Passavo da una statua all’altra scattando foto e registrando video.

Sì, perchè se cammini da un lato all’altro del centro storico incontri diversi personaggi che in pochi minuti ti raccontano la storia della città.

Lecco si racconta con i suoi monumenti

Io sono partita dalla statua di Alessandro Manzoni.

Mi sembra doveroso no?

Se Lecco è così conosciuta nel mondo è grazie al suo romanzo.

E quindi c’è poco da dire su di lui: ha passato a Lecco alcuni anni della sua giovinezza e ci ha ambientato i Promessi Sposi.

Poi sono passata davanti al monumento a Garibaldi, che ricorda i diversi cittadini lecchesi che hanno partecipato alla spedizione dei mille.

Poi sono passata in Piazza XX Settembre, con la Torre Viscontea ed il Palazzo delle Paure.

Poco dopo si arriva in Piazza Cermenati, dove si ricorda un altro illustre abitante di Lecco: Cermenati, appunto.

Era un appassionato di geologia; insegnò storia della scienza e vulcanologia all’Università di Roma.

Fu anche deputato in parlamento e contribuì alla fondazione dei musei civici lecchesi.

Ho proseguito proprio sul lungolago e sono arrivata alla statua di San Nicolò, che spicca ad una certa distanza dalla riva, proprio nel lago.

Ti chiederai cosa ci faccia una statua nel lago!

E io provo a spiegartelo subito: probabilmente in quel punto c’era l’antico molo di Lecco, dove le barche arrivavano nei giorni di mercato.

Era quindi un punto importante per la vita e l’economia della città, perfetto per ricordare e celebrare il patrono.

Ultimo ma non ultimo, Antonio Stoppani.

Anche lui era uno studioso: si è concentrato sulla geologia italiana, scrivendo “Il Bel Paese”.

È l’ultimo monumento che ho visto.

E devo dire che non ero mai arrivata fino lì!

Mi sono sempre persa questa piacevole camminata ed anche il posticino tranquillo con aiuole e panchine in prossimità del monumento.

Buono il pranzo, bello il posto

Come continua una mattinata del genere?

Ovviamente con un buon pranzo!

E quel giorno volevo assolutamente tornare almeno per un aperitivo in un posticino che avevo visto mesi fa, ma con la pioggia.

Si tratta dell’ “Imbarcadero”, un locale che, come suggerisce il nome, si trova proprio dove partono i traghetti ed i battelli.

È arredato in un modo un po’ eccentrico, mi ha affascinato subito la prima volta in cui ci sono entrata.

Ci sono elementi rustici, moderni ed anche orientali.

L’idea era quella di limitarsi ad un aperitivo, ma la bella vista sul lago ed il ricco buffet ci hanno invitato ad approfondire la nostra visita fermandoci per un pranzo completo.

Abbiamo scelto di fare un “All you can eat” e quello che adoro di questo posto è che vengono proposte pietanze varie e sane.

Tante verdure grigliate, insalate, bruschette e poi lui: il cous cous.

Non l’avevo mai mangiato ed è stato amore a prima vista!

In un viaggio ci vuole anche il relax: una spa vicino a Milano e Lecco

Restiamo in tema di coccole, cosa ne dici?

Sì, un viaggio è avventura, emozioni, uscire da sè stessi.

Ma, secondo me, anche questa tappa non ti dispiacerà perchè è sempre in tema.

Sto parlando della giornata che ho passato alla SPA.

Se sei un appassionato, scommetto che ti stai già immaginando con un asciugamano a goderti il vapore in un Hammam.

La SPA a cui sono stata è quella di Monticello Brianza.

Immagina la scena.

Pioggerellina invernale.

Sulle cime delle montagne si trattava di neve, mentre sui colli brianzoli erano piccole goccioline freddissime.

C’era la nebbia ad avvolgere il panorama.

Sembrava di essere fuori dal mondo!

Ritiriamo il nostro equipaggiamento fornito con il biglietto gold, il braccialettino per aprire l’armadietto ed i vari accessi ed entriamo negli spogliatoi.

Il tempo di cambiarci e percorriamo il corridoio semibuio che porta alle acque.

Basta.

Da lì in poi non pensi più a niente.

O meglio: pensi al percorso che vuoi fare, alla stanza in cui vuoi andare dopo.

Persino io che ho sempre qualcosa che mi frulla in testa, dopo un quarto d’ora di idromassaggio sono riuscita a rilassarmi.

È un luogo che, secondo me, è molto in linea con il viaggiare.

Il viaggiatore è uno che sa tacere dentro per ascoltare il mondo fuori.

È uno che riesce godersi la bellezza dei momenti, delle piccole cose.

E stare qualche minuto in una sauna panoramica o in una vasca d’acqua calda e gorgogliante è utilissimo per raggiungere la pace dei sensi.

Quella sensazione di fusione con il tutto, che ti permette di intraprendere un viaggio tra i più difficili.

Quello dentro sè stessi.

Monticello SPA è la SPA più ricca vicino al Lago di Como.

La zona delle acque ha vasche di diverse forme e profondità, con diverse temperature e differenti tipi di getti idromassaggio.

Puoi stare sdraiato nell’acqua o seduto in una vasca più piccola e circolare, facendoti massaggiare dall’aria che esce dalle bocchette che coprono tutta la seduta.

Questa vasca mi ricorda sempre una tazza di cappuccino, per la forma e la schiuma!

Anche se fuori faceva freddo e pioveva siamo usciti con il solo costume per provare le vasche esterne.

La vasca salina è accessibile dall’interno e senza uscire dall’acqua puoi uscire facendoti cullare dalla corrente.

Da lì ci siamo trasferiti nell’altra vasca: abbiamo cercato di camminare lentamente, anche se ci stavamo congelando!

Abbiamo scoperto che dall’ultima volta in cui ci siamo stati era stata aggiunta una sauna esterna panoramica!

Ovviamente l’abbiamo provata ed è spettacolare!

Delle stanze interne la mia preferita è la sauna erba e fieno.

Ha un profumo che riesco a ricordare anche adesso!

Buia, calda al punto giusto, con delle immagini rilassanti che scorrono accompagnate da una leggera musichetta.

Non abbiamo più provato i monsoni: non ti dico come sono, ma se pensi di provarli e se riuscirai a stare lì per tutta la durata della “sessione”, scrivilo nei commenti all’articolo e dimmi come hai fatto!!!

In compenso io adoro fare il percorso Kneipp: è quella piccola stradina ricoperta di ciottoli di fiume piccoli piccoli, che devi percorrere a piedi nudi, con spruzzatine d’acqua calda e fredda.

Poi l’Hammam, la stanza dei sogni, la stanza dell’energia e quella del risveglio!

Adoro anche assaggiare le tisane che vengono proposte nella tisaneria, con le gallette di riso e la frutta.

Ed ho trovato la poltrona dei miei sogni: la poltrona a uovo a dondolo, dove puoi meditare e chiuderti nel tuo bozzolo privato.

Allora: dici che ci sta nei luoghi da visitare nel lecchese?

Il Castello dell’Innominato: tra i luoghi vicino Lecco più affascinanti

Nel mio viaggio a Lecco ho visitato anche un altro posto molto suggestivo oltre al campanile di San Nicolò.

E nemmeno qui ero mai stata.

Si tratta del Castello dell’Innominato.

Lo si può notare subito arrivando a Lecco con il treno: si staglia lì sopra Calolzio e Vercurago e cattura sempre l’attenzione.

Bene, finalmente era arrivato il momento di scoprirlo anche per me.

Dove si trova e come si raggiunge

Il Castello dell’Innominato si trova a Somasca, frazione di Vercurago.

Si può raggiungere da Vercurago o da Maggianico.

Io ho scelto di salire da Vercurago perchè c’è una bellissima camminata che parte dal Santuario di San Girolamo Emiliani.

Abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio gratuito del Santuario ed abbiamo imboccato la via ben segnalata in paese.

È una passeggiata molto panoramica e comodissima, da fare tranquillamente in un pomeriggio di primavera o al mattino o al tramonto.

Insomma, è perfetta per tutta la famiglia.

La strada sale dolcemente ed è arricchita dalle cappelle che raccontano la vita del santo.

La storia della rocca

Ma cosa c’entra la Rocca dell’Innominato, se tutto fa riferimento a San Girolamo?

Devi sapere che in epoca medievale c’era già qui una fortificazione di tipo militare.

Era di proprietà dei Visconti nel XIV secolo, ma sappiamo che aveva origini addirittura carolingie perchè era stata costruita su resti di quell’epoca.

Gli anni più gloriosi della sua storia sono quelli delle battaglie tra Milano e la Serenissima, ma purtroppo nel ‘500 venne praticamente smantellato dai francesi e gli abitanti del posto ne usarono i materiali per costruirci case e simili.

Un peccato vero?

Fatto sta che Manzoni lo scelse, molto probabilmente, per ambientarci la vicenda dell’Innominato.

La figura a cui faceva riferimento era quella di Francesco Bernardino Visconti: sarebbe lui il famoso “Innominato” che ha rapito Lucia, l’ha condotta nel suo castello e poi si è convertito, con l’aiuto di Federico Borromeo.

Non si sa per certo che fosse proprio questo il castello che aveva in mente Manzoni, ma questa leggenda contribuisce ad aumentarne il fascino, non trovi?

La bellezza

Avevo visto tante foto del Castello e già sapevo che mi sarebbe piaciuto.

Per di più, Alberto Angela ci è arrivato prima di me!

Com’è possibile?!

Erano anni che dovevo andarci e quando ho visto che ci era andato per registrarci una puntata di “Ulisse” mi son detta. “Ora basta, andiamoci!”.

E così, quel pomeriggio, col sole primaverile ed i fiori che iniziavano a sbocciare, ci siamo avventurati per la via al castello.

Ed ammetto che quando abbiamo visto la scala santa, che bisogna salire per richiedere una grazia, siamo passati oltre senza pensarci due volte.

È una delle scale più ripide che io abbia mai visto, con un centinaio di gradini credo.

Pensa che andrebbe fatta in ginocchio!

E non si può nemmeno fare in discesa, altrimenti la preghiera non vale.

Beh, insomma, una volta arrivati alla chiesa delle Benedizioni eravamo già super soddisfatti della nostra gita.

C’è un panorama spettacolare che dà sul Lago di Garlate, sull’Adda e su Olginate.

L’atmosfera è quella calma e pacifica tipica dei Santuari, con anche dei tavolini per riposarsi e godere della quiete.

Il posto è incastonato tra la roccia, un vero e proprio gioiellino.

Alziamo lo sguardo e vediamo sbucare il muretto del castello: evvai, ormai ci siamo!

Si può salire al castello dalla stradina che dà sul panorama o dal sentierino che invece è più nascosto nel bosco.

Noi abbiamo scelto la prima per salire ed il secondo per scendere, facendo un anello.

Non hai idea del vento che c’era nell’angolo del muretto che circonda la rocca!

Il cielo era limpido ed azzurrissimo.

La vista, mozzafiato: Lecco, contornata dal blu del lago e dal bianco delle montagne ancora innevate.

Anche il castello è bellissimo e con il suo fascino storico e un po’ misterioso, permette di leggere tutto in chiave diversa.

Personalmente, le rovine dei castelli mi hanno sempre affascinato.

E sono contenta di aver scoperto numerosi siti archeologici o storicamente importanti proprio qui sul Lago di Como.

Spero che vengano sempre più valorizzati e conosciuti!

Cosa fare a Lecco in un sabato uggioso: relax a Pescarenico

Siamo arrivati all’ultima tappa del viaggio.

Può sembrare banale, scontata o poco entusiasmante.

Soprattutto perchè è capitata in un giorno uggioso.

In realtà è stata una delle mie preferite, nella sua semplicità.

Ha raccolto tutti gli elementi di questo viaggio: la bellezza, la storia e l’autenticità.

Tutto, anche qui, con una sensazione di tranquillità.

Natura e sport

Ah, non ti ho ancora detto bene dove sono andata!

Sto parlando di Pescarenico!

Chi non sa cosa vedere a Lecco, nelle sue ricerche si imbatte sicuramente nel nome di questo borgo manzoniano e dell’Isola Viscontea.

Infatti, c’erano anche delle scolaresche in gita quel giorno, perchè questi sono luoghi da visitare almeno per la loro importanza nei Promessi Sposi.

Puoi facilmente trovare foto dai colori vivaci di questo borgo pittoresco.

Ecco, io l’ho beccato in una giornata completamente grigia.

Eppure mi ha colpito soprattutto per la natura del posto e per la quantità di forme di svago che ci si può praticare.

Ho potuto scattare foto a diverse specie di uccelli, come aironi, germani reali ed altri di cui non ricordo il nome.

Mi ha stupito questa presenza di fauna, perchè quando passeggi per il centro di Lecco l’ultima cosa a cui pensi è che ti possa volare un airone sopra la testa.

Invece, poco lontano dalle strade trafficate e dai ponti che portano in brianza, c’è un piccolo paradiso terrestre dove i fotografi vanno con le tute mimetiche ed obiettivi di mezzo metro per catturare anatre dal piumaggio variopinto.

Beh, secondo me è bellissimo.

Per non parlare della pista ciclabile: noi ne abbiamo percorso un buon tratto.

Abbiamo lasciato la macchina sulla sponda di Pescarenico e siamo arrivati a Pescate, per un totale di quasi 4 km.

Ci si può andare in bici, a piedi, con i pattini, con i bambini, con i cani…

È proprio una pacchia!

Altrimenti ci si può avventurare con la canoa sull’Adda arrivando fino al Lago di Garlate.

E pensare che avevo sempre ammirato questo posticino passando sul ponte della superstrada verso il Monte Barro.

I Promessi Sposi e l’Isola Viscontea

Quel giorno non ho pensato molto ai Promessi Sposi, ero molto più occupata a lasciar sedimentare le emozioni del viaggio.

Inoltre da dov’ero potevo vedere benissimo sia il campanile che il Castello dell’Innominato, proprio i posti che avevo visitato!

Ora però non posso non spendere due parole in merito al romanzo.

Le case che avevo davanti infatti erano quelle dell’unica località di Lecco descritta nello specifico da Manzoni.

Case di pescatori, con le barche sulla riva del fiume.

Si può ben immaginare Lucia, che sale su una di queste in una notte, per sfuggire a Don Rodrigo.

E subito torna alla mente il noto passaggio dell’ “Addio Monti”, uno dei più emozionanti del romanzo.

E l’isola Viscontea?

Non conoscevo bene nemmeno lei.

Anzi, ti dirò che non l’ho nemmeno individuata subito quando ero lì.

È minuscola, eppure molto particolare e degna di nota.

Ti stai chiedendo cosa ci faccia un’isola nell’Adda? E perchè si chiama Viscontea?

La sua origine è legata al vicinissimo ponte Azzone Visconti.

Quando è stato costruito, i comaschi si lamentavano di continui esondazioni del lago sul loro versante, in quanto l’acqua si trovava bloccata nel suo defluire per via del ponte.

Perciò si è dovuto allargare l’argine dell’Adda per far scorrere meglio l’acqua.

L’isola si sarebbe formata semplicemente dai sedimenti e dal materiale in eccesso risultato dai lavori.

Anche lei è piena di colori ed è un vero gioiellino, assolutamente da inserire nei luoghi da visitare a Lecco.

 

E l’Officina della Piadina?

La nostra giornata tra sport, natura e relax si è arricchita con un tocco di sapore.

Come spesso facciamo, siamo andati alla cieca per trovare un posticino che offrisse soddisfazione ai nostri palati.

Volevamo qualcosa di easy ma comunque gustoso.

Ci siamo addentrati un po’ di più verso la città, cercando un panino ed abbiamo trovato una piadina.

Anzi, l’Officina della Piadina, nondimeno!

Da tempo vedevo le loro creazioni su Facebook e mi sono detta: “Oggi è il giorno di provarle di persona!”.

Abbiamo preso due menù completi, comprensivi di piadina, bibita, dolce del giorno e caffè.

Come sempre, faccio molta attenzione a come si presenta il locale.

Non faccio l’ispettore sanitario eh!

Guardo piuttosto alla creatività con cui è pensato, arredato e decorato.

Mi è piaciuto il bancone dove si vede in diretta la preparazione delle piadine.

E poi il tavolino rialzato che dà sulla strada: ovviamente ci siamo seduti lì!

Le piadine sono state servite su bellissimi taglieri in legno.

Quel giorno c’era il mio dolce preferito: il tiramisù!

E le piadine erano ottime, inutile dirlo.

I luoghi da visitare a Lecco: ora sai cosa vedere nel tuo viaggio

Ti lascio con questo sapore di piadina in bocca, l’articolo si è fatto piuttosto lungo.

Ma come hai visto, c’è tanto da vedere e da raccontare in una zona come quella di Lecco.

E pensa che questa è solo una minima parte delle sue bellezze!

Spero che tu abbia trovato interessante questa idea di un intero viaggio e che ti sia piaciuta la mia selezione di luoghi da visitare.

Fammi sapere nei commenti se già li conosci, se ne hai altri da suggerire o se hai un programma un viaggio da queste parti!

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